ADE – Carthago Delenda Est

by Metalpit.it Staff

Inizio subito col dire che ho ascoltato questo disco con non pochi pregiudizi poiché gli ADE non sono proprio il mio prototipo di gruppo, ho più tendenze estreme, ma hanno saputo farmi balzare in piu’ di un’ occasione.

Del gruppo si intuisce il substrato proveniente dal DEATH METAL di matrice est europea (DECAPITATED e BEHEMOTH su tutti) ma attenzione, sono solo riferimenti poichè questi ‘romanacci’ ci mettono tanta farina del loro sacco.

Questo è il loro terzo disco e si sente una certa esperienza; i nostri hanno partecipato a diversi FEST importanti in tutta europa  quali: Wacken 2009, Mass Deathruction Festival 2014, Inferno Metal Fest 2015, Fosch Fest 2015 e si sono avvalsi di collaborazioni importanti in passato nel calibro di George Kollias.

La line up dall’ultima release  è sensibilmente cambiata, ora a torturare la batteria c’è Commodvs (già membro dei deathsters BLOODTRUTH) e alle vocals Traianvs (singer dei SYMBOLYC) ma ritornando a Carthago delenda est posso sicuramente dire che:

Questo non è un album death metal, no è un film death metal se si chiudono gli occhi ci si ritrova immersi in un mondo antico e tu diventi un centurione che intraprende combattimenti crudeli all’ultimo sangue. Si odono ovunque riferimenti alle guerre puniche e CARTAGINE che è stata distrutta; infatti l’esecuzione di questo quintetto a sprazzi sciorina una certa violenza mitigata da una tecnica ad un certo livello, si susseguono parti davvero intricate e break con repentini cambi di tempo.

Tra tutte mi hanno colpito l’opener e titletrack CARTHAGO DELENDA EST , SCIPIO INDOMITUS VICTOR e ZAMA: WHERE TUSKS ARE BURIED.
L’opener mi ha colpito per il suo incedere improvviso (dopo un breve intro caratteristico che fa da portale temporale) verso velocità veramente apprezzabili e qui si fa sul serio. Il cantato di Traianvs è assolutamente convincente e in certi frangenti parecchio brutale con mio sommo piacere.
In SCIPIO INDOMITUS VICTOR mi ha fatto sgranare gli occhi la composizione ritmiche tutt’altro che convenzionale, pieni di cambi, break e parti sincopate; mentre ZAMA: WHERE TUSKS ARE BURIED ha fatto comparire sul mio volto un’espressione di meraviglia per la quantitò di scale fatta in pochissimi secondi, tutto incastrato alla sessione ritmica che tiene il passo con convinzione.

In sostanza, a parte la caratteristica epica che può piacere o meno, questo disco è composto da brani che hanno una certa ricercatezza, ma come ho già accennato prima quando meno te la aspetti ti piovono addosso bordate di una ferocia apprezzabile.
L’unico neo trovato, ma dipende sempre dai gusti personali, è l’eccessiva durata di alcune canzoni; cioè se fossero state più concentrate sarebbero brani piu’ nelle ‘mie corde’, ma siamo al piacere personale.

Bisogna dire che l’album ha una produzione piuttosto accurata, tutto merito della cura degli OVERLOAD MUSIC PRODUCTION di Roma, ad essere pignoli forse un po’ il basso si sente poco, l’avrei preferito piu’ presente, ma qui rientriamo nei gusti personali.

Il mio voto finale è 8,5/10, ma se adorate le parti sinfoniche quasi cinematografiche potete aggiungere tranquillamente 0,5 punto al mio giudizio finale.

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