SLAYER, THE SHRINE, SADIST @ Lignano Sabbiadoro 11/07/2016

by Manuel Demori

Continua la grande estate live in Friuli Venezia Giulia. In attesa degli Anthrax il 22 luglio a Majano in provincia di Udine e gli Iron Maiden quattro giorni dopo a Trieste, questa volta è il turno dei re del Thrash Metal Slayer. Siamo a Lignano Sabbiadoro, una delle più belle località balneari del nordest. Tra turisti in infradito e metallari duri e puri con gli anfibi nonostante il sole cocente, ci avviamo verso l’Arena Alpe Adria. Troviamo parcheggio a pochi metri dall’arena, il che mi fa presagire che la maggior parte del pubblico non sia ancora arrivata._DSC6879

Entriamo nel momento in cui i Sadist, il primo gruppo di apertura, sale sul palco. La band genovese ci propone il suo death metal progressivo, con brani tratti per lo più dal loro ultimo lavoro del 2015 Hyaena. La gente tarda ad arrivare e ci ritroviamo in un’arena mezza vuota. Questo però non demoralizza i Sadist, che cercano e trovano l’interazione con il pubblico. Un concerto ben eseguito, con due highlights in particolare, che sono state “Scavenger and Thief” tratta dall’ultimo album e “Sometimes They Come Back”, tratta dal primo album della band del 1993. Complimenti ai Sadist per essersi comportati da veri professionisti quali sono, anche davanti ad un pubblico non proprio numeroso.

_DSC6946Arriva il momento della seconda band della serata, i The Shrine. Qui potremmo aprire un capitolo a parte. Faccio solo una domanda: perché? Cosa cavolo c’entravano i The Shrine in questa serata? I Carcass e i Behemoth come per la data di Milano erano troppo per noi? Una formazione che si definisce Psychedelic Violence Rock and Roll proprio non ci stava di apertura ad una band come gli Slayer. Ho già avuto occasione di vederli al Gods of Metal quest’anno e anche lì mi ero fatto la stessa domanda. Potere del marketing o qualcos’altro? A questo punto non si sa mai, magari in futuro ci ritroveremo i Cannibal Corpse in apertura a Vasco Rossi o Max Pezzali…chi può dirlo. Divagazioni a parte, i The Shrine hanno fatto un buon concerto. Il terzetto californiano ha suonato bene, promuovendo per lo più le tracce del loro ultimo lavoro Rare Breed. Il loro Rock ‘N’ Roll anni ’70 ha comunque animato i presenti, con un divertente crowdsurfing finale del chitarrista che si faceva trasportare dal pubblico continuando a suonare. Anche per i The Shrine arriva il momento dei saluti e inizia il cambio palco per gli Slayer. A mezz’ora dall’inizio l’Arena Alpe Adria non è ancora piena, anche se la gente pian pianino inizia ad arrivare.

_DSC7005Sono calate le tenebre e risuona l’intro registrato di “Delusions of Saviour”… gli Slayer stanno arrivando! Ed ecco Kerry King che attacca con “Repentless”, seguito a ruota dalla chitarra di Gary Holt e il basso di Tom Araya. Proseguono la scaletta con “Disciple” da “God Hate Us All”.  Paul Bostaph dietro le pelli non ci fa assolutamente rimpiangere la mancanza di Dave Lombardo. I suoi colpi sono forti e precisi e mescolati agli assoli di Gary Holt, molto più definiti di quelli di Kerry King, creano un’amalgama sonora potentissima. Non mancano in scaletta pezzi come “Mandatory Suicide”, “You Against You” e “War Ensemble”. Ed è proprio a questo punto che inizia il macello tipico dei concerti degli Slayer. Finalmente l’arena è piena di metallers che scatenano i primi mosh pit. Gary Holt si agita a ritmo di musica e perfino Kerry King accenna qualche movimento in più del classico headbanging. L’unico che non può muoversi, per colpa delle condizioni della sua schiena, è il povero Tom Araya. Penso che in quelle occasioni sia una sofferenza non poter sbattere la testa a tempo di musica…un’impresa ardua per non dire impossibile. Gli Slayer continuano con le canzoni più classiche della loro lunghissima carriera, non facendoci mancare “Dead Skin Mask”, “Postortem” e “Born of Fire”. Ovviamente il climax della serata lo raggiungiamo con “South of Heaven”, “Raining Blood” che scatena un’altro macello indicibile tra il pubblico e la storica “Angel of Death”, dedicata al defunto chitarrista della band Jeff Hanneman.

Dopo questo pezzo di storia il gruppo saluta il pubblico che li acclama, con Tom Araya che ringrazia caldamente, Bostaph che elargisce bacchette di batteria e Holt e King che distribuiscono i loro plettri ai fan in adorazione sotto di loro. Un concerto con la C maiuscola. Gli Slayer si sono ripresi perfettamente dopo la morte di Hanneman e l’uscita di Lombardo dal gruppo e sembrano aver trovato un perfetto equilibrio che speriamo duri per anni.

 

_DSC7047

DSC_9438
DSC_9383

_DSC6996

DSC_9356

 

PHOTO CREDIT: SIMONE DI LUCA

Donation for Author

Buy author a coffee

You may also like

Utilizziamo i cookie per personalizzare contenuti ed annunci, per fornire funzionalità dei social media e per analizzare il nostro traffico. Condividiamo inoltre informazioni sul modo in cui utilizza il nostro sito con i nostri partner che si occupano di analisi dei dati web, pubblicità e social media, i quali potrebbero combinarle con altre informazioni che ha fornito loro o che hanno raccolto dal suo utilizzo dei loro servizi Accetta Continua a Leggere