WITCHER – Néma Gyász

by Matteo Ferro

Dopo aver recensito un lavoro alquanto eccezionale e ben fatto dei Frozen Wreath, ecco un altro prodotto di altissimo valore firmato dalla Filosofem Records, che riesce a regalare grandissime perle, in questo mondo chiamato “Underground Black Metal”. Quello di cui mi trovo a parlarvi, viene definito un “EP” visto il numero delle tracce incluse (5), ma la durata dei brani e dell’album di questi WitcheR, fa dimenticare quasi subito tale definizione. I suoi 42:47 minuti complessivi, sono completamente contornati da un Black oscuro, ipnotico e di chiaro stampo epico/malinconico (specialmente nelle melodie che arricchiscono totalmente la struttura di ogni singolo brano). Avete presente “Towards The Skullthrone of Satan” o “Prophecies of Pagan Fire” dei famigerati Enthroned?, ecco benissimo, fate conto che nonostante questo sia un prodotto recente e inedito, rispecchia molto quel mood. Quel mood, che ha fatto innamorare tanti di noi della suddetta band,  che ancor’oggi risulta attiva ma che ha scelto di intraprendere un percorso musicale lontano anni luce dagli albori e che lascia dimenticare gli Enthroned che furono. Non c’è niente che mi distolga il pensiero da tali lavori, visto il suono così diabolico, cupo, buio e totalmente True Black Metal. L’intro apre subito le porte dell’inferno con melodie diaboliche che ci introducono successivamente nelle terre dannate del primo brano, descritte magistralmente per la bella durata di 9 minuti. Il suono e il calibro degli WitcheR ammalia subito l’ascoltatore con le sue armonie ben strutturate, all’interno di una batteria non troppo veloce (da definirli “Raw Black Metal”) ma bensì del tutto varia, con cambi di tempo, rallentamenti e riprese, Insomma, 9 minuti che non stancano e che si tende (il più delle volte) a voler riascoltare subito. Chiudendo gli occhi e assaporando le armonie della quarta traccia, ecco che possiamo scovare l’anima più malinconica degli WitcheR. Ci troviamo subito all’ interno di un ambientazione gelida, dove regna la neve e il ghiaccio che uccide tutto ciò che trova davanti a se. Se proprio non riusciamo ad immaginarci ed inoltrarci in terre così lontane, più facile definirlo come “il classico brano per il tuo funerale”. Infatti le tastiere tendono a regalare si maestosità, ma quando prendono piede totalmente all’interno del brano insieme ad un piangente pianoforte, scaturiscono tristezza, desolazione e aria di morte, per ben 8 minuti suonati che mi hanno ricordato molto anche gli Abysmal Grief. La “Closing Track” di quest’album della durata complessiva di 15 minuti abbondanti, ripercorre la strada iniziata nella precedente. La melodia non lascia scampo, diffondendo all’interno dell’ascoltatore una grande amarezza (ovviamente nel senso positivo). Ma sembra che ad un certo punto, le terre desolate si siano lasciate alle spalle e che il feretro abbia raggiunto l’altare, per una degna cerimonia funebre. Il celebrante è sotto tutti i punti di vista la voce, che tende a narrare dal profondo, successivamente poi contornata dalla ripresa della band al completo. Suoni della natura, del vento che soffia e il pianoforte che riprende in sordina fino a colorare del tutto il brano. Che sia arrivato il momento della sepoltura? Che sia arrivato il momento di dedicare l’ultimo saluto più sentito a chi regna all’interno del feretro? Difficile a dirsi, ma la melodica che emerge dal suono del vento e che successivamente vede entrare la chitarra, dà veramente un senso di disperazione, pianto e rancori. Riparte la band poco dopo, che dà sicuramente un tocco più possente, esplodendo in tuoni di un cielo in rivolta, che ci accompagna – con la ripresa degli WitcheR al completo –  al finale grandioso di questo piccolo gioiellino. Terminato l’ascolto per l’ennesima volta di questo lavoro, ciò che mi sento di affermare è che se amate il metal più “sentito”, quello più “umano” capace di stravolgerti 45 minuti della tua giornata, inoltrandoti in un paesaggio e in uno spettacolo teatrale al limite della tristezza più sentita, allora eccoli, loro sono i WitcheR. Una band completa, che suona e sa suonare, che sa raccontare e ti catapulta direttamente dove vuole in modo determinante. Che si differenzia tra tanti in ambito Black, per il non stancare mai, per regalare ancora la voglia di riascoltare l’intera storia. Una band che quando una cosa la racconta la detta, la scrive all’interno di te e la lascia impressa sulla pelle. Magistrali, da ascoltare di continuo, anche per la prelibata registrazione di tale lavoro, che nonostante la sua grezzezza e tristezza, viene proposto in modo grezzo/cristallino come il suono che una band del genere richiede. Se fosse stato registrato e prodotto maniacalmente e senza parti più oscure, non avrebbe sicuramente reso l’effetto che ci regala ad ogni ascolto. Un EP, di Atmospheric Black Metal che mentre sto scrivendo la parte finale di questa recensione è già ripartito dall’inizio, ed ogni volta riesce a raccontare qualcosa di nuovo, che riesce ad essere sempre fresco, pulito, come la prima volta. Complimenti alla Filosofem Records che mi ha fatto conoscere una band davvero sopra le righe e complimenti sentiti a gli WitcheR. Attendo nuovi lavori per deliziarmi ancora della vostra arte perfetta: la musica.

 

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