VOLTURIAN – Crimson

by Leonardo Cervio

Il cremisi è una particolare tonalità di rosso: è luminoso e chiaro,ma contiene alcune tracce di blu, il che lo porta a tendere lievemente verso il porpora e a renderlo un colore eclettico. E non è un caso che il primo album dei Volturian si chiami per l’appunto “Crimson, cremisi in inglese. Un colore, ma anche una parola che racchiude la musica del gruppo. 

Al primo ascolto, l’album potrebbe apparire un “comune” lavoro symphonic metal dalle tinte gotiche e con quegli inserti elettronici che hanno portato tanta (s)fortuna agli Amaranthe, e ammetto di averlo pensato anche io. I Volturian sono formati da Federica Lanna, cantante del gruppo symphonic metal Sleeping Romance, e Federico Mondelli e Alberto Mezzanotte, chitarrista e batterista del gruppo power metal Frozen Crown, con Massimiliano Rossi al basso. “Crimson” è un’unione tra le due anime dei suoi fondatori, symphonic e power, ma un peso importante nell’economia del sound lo ha l’elettronica. 

Quindi, per ricollegarsi al discorso precedente, a un primo ascolto si potrebbe pensare di un album sympho-power metal come tanti, ma che personalmente non mi sarei mai aspettato da una collaborazione di artisti del genere. Andiamo per gradi.

In “Crimson” troviamo 3 macro universi che si espandono per 9 tracce, più una cover: il symphonic metal a tinte gotiche, il power metal e l’elettronica, che non sempre trovano il perfetto equilibrio all’interno delle canzoni. Prendiamo ad esempio il singolo di lancio del nuovo album, “New life: ha una struttura lineare, un ritornello che ti si stampa in testa dall’inizio alla fine, un assolo nella seconda metà della canzone che ne alza un po’ i ritmi, perché le strofe fanno fatica a decollare, per via d’una elettronica un po’ troppo pressante e che smorza le chitarre. Non spaventatevi, perchè è uno dei pochi inciampi dell’album. 

Il secondo singolo “Brokenè più bilanciato: alterna sezioni in growl e molto più incisive, utilizzando un’elettronica molto più pesante che in ogni altra parte dell’album, a un ritornello che vira (un po’ troppo) verso lidi pop, risultando un velatamente alienato dal contesto. Di sicuro, non si può non rimanere impressionati dalle doti e dalla performance di Federica Lanna, mai fuori posto, pulitissima e senza forzare mai la mano. 

Ecco, ora che l’ho introdotta non posso non parlare di Federica Lanna e della sua prova. Per chi la conosce già dagli Sleeping Romance (se vi piace il symphonic, non potete non recuperarli) non ha bisogno di presentazioni: per gli altri, quest’album è un ottimo, se non perfetto, biglietto da visita. Con Federica alla voce, le canzoni assumono una nuova sfumatura, una nuova carica emotiva: e proprio emozione penso sia la parola che più si adatta a descrivere la sua voce. Con questo non voglio sminuire assolutamente il suo comparto tecnico, perché come vedremo più avanti riesce a destreggiarsi benissimo su diversi registri e in diversi contesti, ma il trasporto emotivo della sua performance è qualcosa di non comune nel metal (e non). A ciò aggiungete il fatto che le canzoni sembrano costruite su misura per far risaltare la sua voce, e avrete un connubio musicale ed emozionale non indifferente. 

Haunting Symphony” è forse la traccia in cui la componente symphonic metal è più forte, ed anche la traccia in cui la batteria di Alberto Mezzanotte detta il ritmo più di altre. La voce di Federica è delicatissima, ma la sua grande capacità è un’altra: in un contesto metal, una voce delicata e non graffiante potrebbe far calare i toni e risultare fuori posto. Indovinate invece cosa succede con lei? 

Esatto, le canzoni risplendono di una nuova luce con le sue tonalità, e i due esempi più lampanti sono “Between the Sleepers e “Days Before You Died, probabilmente le tracce migliori dell’album e che descrivono minuziosamente la musica dei Volturian. Nella prima Federica e la sua candida voce ci guidano attraverso atmosfere gotiche e sognanti, dove il pianoforte e la sezione strumentale creano un tappeto di note perfetto per cambi di tempo, sezioni acustiche e un assolo che non mira alla tecnica e all’epicità, ma a creare ancora più atmosfera. Veramente ben riuscite, come emozione e come resa, le strofe in cui Federica e il pianoforte si intrecciano tra di loro. Nella seconda la sezione elettronica svolge un ruolo importantissimo, e al contrario di quanto succede in “New Life” non offusca la canzone, ma le dona un nuovo tocco: qui più che mai l’elettronica e la voce si uniscono in un duetto ancora più gotico della canzone precedente, le atmosfere sono meno metal, ma non per questo meno incisive. In questa canzone, symphonic, power ed elettronica collaborano alla perfezione: bridge elettronici seguono la voce di Federica e viceversa, chitarra e batteria donano un andamento cadenzato (oserei dire di stampo industrial), amplificato dal basso. Una doppietta coi fiocchi. 

Un episodio eclettico èThe Killing Joke, che gli appassionati di fumetti ricollegheranno sicuramente al celeberrimo incontro tra Batman e Joker. A testimonianza della bravura di Federica, le atmosfere si fanno più oscure, lei indossa i panni della narratrice e la sua voce si adorna di quel che di solenne, nella traccia più gotica dell’album. Chitarra e elettronica vanno di pari passo, e nel ritornello la voce si lancia in tonalità più in basse, risultando ancora una volta perfetta e perfettamente calata nel contesto.

In A Heartbeat parte ancora una volta con un andamento dal retrogusto electro-industrial, ma il tutto si interrompe sul dolce pianoforte e sulla voce, prima dell’entrata in scena dell’ospite dell’album, ovvero Jade, la cantante dei Frozen Crown. La sua voce è decisamente diversa da quella di Federica, molto più di tagliente e di impatto, ma si sposano molto bene insieme (una sorta di yin e yang del cantato), specie nel ritornello: le due cantanti svolgono un ruolo egregio, evitando di eclissarsi a vicenda, ma è la canzone a essere un po’ deboluccia e fin troppo lineare, quasi a voler dare risalto principalmente alla voce.

Abbiamo già parlato della super-combo “Between the Sleepers” e “Days Before You Died“, ma non si può non menzionare “Forevermoree il suo incidere trascinante, grazie a degli inserti elettronici inseriti alla meraviglia, specie nel ritornello, e la cover di RoxetteFading Like A Flower, che si allontana dai territori metal, in una versione che dal vivo scatenerà di sicuro il pubblico, e penso pure la band. Un brano che è un vero tributo all’europop che spesso abbiamo trovato lungo il corso dell’album, rivisitata in una versione che esplora i tre macro universi di cui avevo parlato a inizio recensione.

Cosa ci rimane di questo “Crimson”? Di sicuro una delle cantanti italiani più sottovalutate che ci regala una delle sue prove migliori (o la migliore, quello sta al giudizio soggettivo), un mix di symphonic, power metal ed elettronica che a un primo ascolto può sembrare identico a quello di altre band, ma che necessita di numerosi ascolti per coglierne le varie sfumature (e al quinto/sesto ascolto ne troverete ancora molti). Il risultato è veramente buono, al netto di un equilibrio tra le varie componenti che ogni tanto viene perso e di alcune scelte poco coraggiose. Mi riferisco in particolare alla batteria di Alberto Mezzanotte: se Massimiliano al basso svolge il suo lavoro egregiamente, accompagnando le chitarre composte dal tuttofare Federico Mondelli, la batteria mi è sembrata un pochino sottotono in quest’album, non utilizzata al massimo delle sue possibilità e del batterista. Ovviamente, se avesse portato delle partiture simili a quelle dei Frozen Crown sarebbe risultato forse fuori luogo, ma in quest’album mi è sembrato poco incisivo in alcune parti. 

Ma penso sia da questo che debbano riportare i Volturian: dall’equilibrio raggiunto in tracce come “Days Before You Died“, “Between The Sleepers“, “Haunting Symphony“, dalla voce di Federica, dall’esplosione sonora che si scatena quando elettronica e metal si incastrano perfettamente, da queste piccole imprecisioni da correggere. Correggendole, e osando di più, questi ragazzi possono fare strada pure con questo progetto, Nel mentre, i Volturian ci regalano un album che è un turbinio di emozioni, in cui la melodia del symphonic, l’incisività del power e l’ecletticità dell’elettronica trovano in “Crimson” una loro dimensione, ma anche una miriade di sfumature diverse in cui perdersi.

Donation for Author

Buy author a coffee

You may also like

Utilizziamo i cookie per personalizzare contenuti ed annunci, per fornire funzionalità dei social media e per analizzare il nostro traffico. Condividiamo inoltre informazioni sul modo in cui utilizza il nostro sito con i nostri partner che si occupano di analisi dei dati web, pubblicità e social media, i quali potrebbero combinarle con altre informazioni che ha fornito loro o che hanno raccolto dal suo utilizzo dei loro servizi Accetta Continua a Leggere