UNLEASH THE ARCHERS – APEX

by Giuseppe Turchi

Giunti al loro secondo album con Napalm Records, gli Unleash The Archers propongono con “Apex” un album incentrato su tematiche più fantasy ed epiche rispetto al futuristico “Time Stands Still” (2015). Ciò ha portato a un’unità concettuale che si riverbera a livello compositivo e realizza quella coerenza interna che forse mancava al precedente disco. A ciò si aggiunge un salto di qualità a livello di produzione – soprattutto per quello che riguarda il suono delle chitarre – grazie a cui i Nostri possono sfornare un prodotto curato in ogni dettaglio. L’unica incognita che ancora resta e se gli Unleash The Archers abbiano raggiunto o meno una maturità compositiva sufficiente a discostarsi dai mostri sacri del power.

Ascoltando la travolgente opener “Awakening“, la risposta rischia di tendere verso il “no”, ma il pezzo risulta assolutamente convincente ed è tra i migliori del lotto. Ben amalgamata la partenza melodeath con la cavalcata tecnica della strofa, che poi apre a un ritornello dove le chitarre sostengono i polmoni della sempre eccelsa Brittney Slayes. In certi punti la sua voce spintissima riporta alla mente i Sinergy, supergruppo purtroppo non più in attività, all’epoca capeggiato da Kimberly Goss e Alexi Laiho. Segue “Shadow Guide“, un brano che si concede alcuni intermezzi più prettamente heavy risultando tuttavia piuttosto anonimo. Nel successivo “The Matriarch” la Slayes si fa ben più aggressiva, ma a parte questo non vi sono altri elementi utili affinché le melodie s’incidano nella memoria. Le cose cambiano alla traccia 4, “Cleanse The Bloodlines“, pezzo estremamente evocativo, quasi recitato come una filastrocca nelle parti iniziali, con un ritornello catartico contornato dalle rullate decise dei chitarristi sulle corde basse. Il ritorno a un power molto più classico nella quinta e sesta traccia fa segnare un calo di pressione, soprattutto in “False Walls“, decisamente troppo lunga in una posizione troppo sbagliata. L’anima fantasy assume invece tratti quasi fumettistici in “Ten Thousand Against One“, un pezzo esaltante forse più per l’immagine evocata e il chorus che non per il resto. L’album si chiude poi con tre pezzi senza infamia e senza lode, sempre con un tiro bello alto ma con idee che non riescono a brillare nel panorama di riferimento. “Call Me Immortal” sembra quasi ridondante a livello melodico e nemmeno la chiusura della titletrack “Apex“, con i suoi cambi di tempo, riesce a eguagliare il livello della prima metà del disco.

Se da un lato gli Unleash The Archers dimostrano un miglioramento generale e confermano ancora una volta le loro fantastiche doti tecniche, dall’altro fanno forse un po’ troppo affidamento sulla bravura di Brittney. Certo, l’avere una cantante dallo spirito selvaggio e mascolino aiuta a distinguersi in mezzo al pantano dei “simphonismi”, ma a parte questo mancano ancora quegli elementi di unicità che possano ampliare in modo significativo la fanbase. In ogni caso “Apex” resta un lavoro ben fatto, un preludio, si spera, per un disco ancora più solido e coinvolgente.

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