TRIBULATION – Where The Gloom Becomes Sound

by Riccardo Basso

Cosa succederebbe se si prendessero le sonorità di Ghost, Moonspell, Cradle Of Filth, Paradise Lost e le si mettessero tutte assieme? Beh, avremmo i Tribulation!

Nonostante la band svedese sia indubbiamente influenzata dai gruppi indicati sopra, nel tempo è riuscita a creare un sound tutto suo che fonde tastiere cupe, riff  anni ’70 con uno scream graffiato squisitamente black metal. “Where The Gloom Becomes Sound” arriva a tre anni dal precedente “Down Below” (qui la nostra recensione) e riprende esattamente da dove il gruppo di Arvika ci aveva lasciato.
Basta solamente l’opener “In Remembrance” per calare l’ascoltatore in quelle atmosfere grigie e nebbiose che ben si sposano con le sonorità dei Nostri. L’album prosegue con la catchy “Hour Of The Wolf” dove si sentono fortemente le influenze dei connazionali Ghost, il pezzo in questione è anche uno dei migliori del disco grazie alla sua immediatezza. L’apice i Tribulation però lo toccano con l’arabeggiante “Leviathans“, canzone che esce dai canoni tipici della band e che cresce con gli ascolti. Questa quinta prova in studio dei Tribulation è uno dei rari casi dove un disco ha tutti gli elementi al posto giusto, persino gli intermezzi come “Lethe“, una sinistra composizione che rende l’atmosfera del disco ancora più opprimente e malinconica.
Nella seconda parte dell’album la band svedese non mostra segni di cedimento e mette in mostra tutta la sua qualità in pezzi come “Daughter Of The Dijnn“, canzone heavy metal dove soprattutto nella seconda parte si sentono le influenze degli Iron Maiden. Altra canzone di rilievo è “Inanna“, brano dove i Nostri strizzano l’occhio ai Paradise Lost più cupi e lenti. Il disco scorre liscio e senza intoppi fino alla fine e riesce a risultare estremamente raffinato e marcio allo stesso tempo, un po’ la stessa sensazione che si può percepire leggendo “Dracula”, forse il romanzo gotico per eccellenza.

“Where The Gloom Becomes Sound” è un album praticamente inattaccabile sotto qualunque punto di vista, è un disco oscuro che avvolge l’ascoltatore e non lo lascia andare finché le ultime note della conclusiva “The Wilderness” non si sono dissolte. Con questa nuova prova in studio i Tribulation hanno dimostrato che è possibile continuare ad alzare l’asticella e migliorarsi anche al quinto disco e di questo bisogna dargliene merito. In questo album la band svedese riesce a fondere al meglio le sue influenze e a metterci del proprio per creare un disco che conquista ad ogni ascolto senza mostrare segni di cedimento e che le permetterà di catturare nuovi fan. Musicalmente i Nostri non hanno cambiato le carte in tavola, ma sono riusciti ancora una volta a stupire con un lavoro che trasuda passione e amore per la musica.

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