SONATA ARCTICA – Talviyö

by Dario De Marco

Dopo alcuni ascolti, arriviamo a un momento davvero difficile nel dover analizzare questo decimo album di una delle band Power Metal che ho sempre amato, i Sonata Arctica. Devo fin da subito ammettere che mi dispiace non poco dover cominciare a recensirli con questo “Talviyo“, album che non ha quasi praticamente nulla a che fare con il genere di cui hanno fatto parte fin dalle origini, ma che tuttavia risulta essere in linea con gli ultimi due lavori, e che stavolta pare proprio conclamata la volontà della band di proseguire in questa soffice direzione. Occorre però fare delle premesse per capire meglio chi sono i Sonata Arctica e come hanno da sempre influenzato una buona parte dei miei gusti musicali che mi porto dietro da anni.

I Sonata Arctica sono un gruppo Power Metal fondato nella seconda metà degli anni ’90 dal batterista Tommy Portimo e dai chitarristi Jani Liimatainen e  Marko Paasikosky (che successivamente passa al basso e rimane in formazione fino al 2013), a cui si aggiunse successivamente il cantante Tony Kakko, oggi leader della band. Gli esordi “Ecliptica” e “Silence” usciti rispettivamente nel 1999 e nel 2001 furono un notevole impatto, nonchè capolavori del Power, che fecero guadagnare alla band un posto di notorietà accanto a nomi come Stratovarius, Nightwish, Rhapsody Of Fire o Hammerfall, e come portavoce  del genere (ancora oggi i primi due album del quintetto finlandese rientrano sicuramente tra le pietre miliari indiscusse).

La carriera dei Nostri però non è sempre rimasta lineare, sia per alcuni cambi di formazione, sia per scelte artistiche volute, ma possiamo darne una traccia in generale distinguendo tre fasi che coincidono anche con il cambio grafico del logo della band che appare nelle copertine dei dischi. Dal 1999 al 2004 abbiamo la fase puramente Power Metal, durata fino all’album “Reckoning Night”, la mia preferita della band, che ha segnato profondamente i miei anni da teenager, sia per le melodie espresse, sia per quel mood malinconico e nostalgico che troviamo anche nei testi e che li distingueva in particolar modo dai connazionali Stratovarius. Dal 2007 con “Unia”, ultimo album con il chitarrista Liimitainen (una perdita importante a mio avviso e il sound ne risentirà parecchio forse anche per questo motivo) abbiamo una seconda fase, dove i riff diventano più ruvidi e le sonorità si avvicinano al Progressive e all’Hard Rock di stampo finlandese, molto melodico ma anche più pungente e aggressivo. Nel 2014 esce “Pariah’s Child” dalla copertina spettacolare e tutti ci aspettavamo un cambio di sound, ma non vi è stato alcun ritorno alle origini Power a mio avviso, ma un viraggio verso un Rock Melodico, orecchiabile e arricchito da elementi Alternative e Progressive, che di Metal conserva solo qualche vago riff e cavalcata, ma denota una perdita di potenza ben evidente. La scelta di rimanere su questo percorso la intravediamo anche nel successivo “The Ninth Hour” (2016) e in questo ultimo lavoro “Talviyo”.  La questione è particolarmente complessa da argomentare, in quanto parlo da fan della prima fase e in parte della seconda del gruppo, mentre trovo quasi piatta e noiosa questa scelta artistica di ammorbidire troppo il sound. Avrei forse accettato meglio un lavoro di questo tipo da una Rock band esordiente, ma stiamo parlando dei Sonata Arctica!

Analizziamo meglio il disco: partendo dai lati positivi, la copertina a mio avviso è spettacolare almeno quanto quella di “Pariah’s Child”, un richiamo vero e proprio alla loro terra natia, con paesaggi scandinavi immersi nella neve e la costante figura del lupo e dei corvi neri. Diversamente i contenuti sonori, che come avete già potuto intuire mi hanno entusiasmato meno. Tra i brani più azzeccati possiamo citare l’opener “A Message From The Sun” , brano in cui qualche cavalcata Power è presente, per poi passare a tracce più soffici come ” Whirlwind” e “Cold“: quest’ultima, pubblicata come singolo, sa molto di pezzo AOR in pieno stile anni ’80, ma manca di pathos e convince poco.  Tony Kakko sembra ormai prediligere il canto in toni medio bassi, prova comunque a voler trasmettere quel mood malinconico tipico delle canzoni dei Sonata, ma ancora una volta ci sono troppe carenze di passionalità e gran parte dei brani successivi risultano piuttosto scontati e banali. Un punto di stacco lo possiamo trovare con “Who Failed The Most“, traccia piuttosto carina, che mi sento di salvare e che mantiene melodie e orecchiabilità anche grazie alle tastiere e “Ismo’s Got Good Reactors“, brano strumentale dai buoni intrecci melodici creati da Viljanen, Portimo e Klingenberg.  I brani successivi rimangono sulla stessa linea, ma nonostante qualche spezzone un po’ catchy e altri vagamente malinconici, e la presenza anche di alcune sequenze di cori, non trovo realmente quel disco che ti rimane davvero impresso, che hai voglia di ascoltarlo più volte, che esprima qualcosa che non abbia già sentito in precedenza. In buona sostanza”Talviyo” non è riuscito a convincermi tanto, ma parlo da fan con delle aspettative, che ha difficoltà nell’essere obiettivo.

Tuttavia trovo sia giusto affermare che pretendere che Tony & Co. tornino a riscrivere quegli album potenti come agli esordi sia sensato quanto chiedere alla HBO di riscrivere l’ottava stagione di Game Of Thrones. I Sonata ormai da tempo hanno cambiato direzione e stile musicale per scelta personale, non potranno accontentare tutti, ma avranno sicuramente acquisito nuovi fan e si sono guadagnati il posto che meritano tra i colossi del Power. La mia consolazione è che dal vivo sanno rendere molto suggestivi gli spettacoli, anche quando propongono i brani di vecchia data, e aspettiamo naturalmente di rivederli!

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