PRONG – Zero Days

by Alberto Olivi

Dal 2014 sono stati capaci di sfornare un disco ogni anno, tutti di alto livello. Ed anche quest’anno, con “Zero Days“, i Prong non mancano di farsi notare.

Prima di recensire questo disco non avevo mai sentito parlare della band: leggendo sul presskit mi viene detto che si tratta di un lavoro industrial… In realtà mi sono bastate i primi due pezzi per capire che qui siamo di fronte a ben altro, un lavoro di fusioni stilistiche così ben fatto e originale non l’avevo mai sentito: “However It May End” apre le danze e già riconosco le influenze hardcore, heavy metal, groove; la titletrack, poi, inizia con una ritmica djent che mi aspetterei di sentire in un disco dei Meshuggah, ed è stato subito amore.

La prima metà del disco è di stampo più punk, veloce e diretta: insieme vivono gli spiriti di The Offspring, Slipknot e Five Finger Death Punch, per dirne alcuni. “Off The Grid ne è l’esempio lampante: strofa velocissima e quadrata, ritornello pesante, ma nel complesso melodica. La seconda metà prende spunto dall’unione dei Pantera con il djent e da qui nasce “Self Righteous Indignation“. “Ruler Of The Collective” è un po’ la ballad del disco, per quanto energica, e continuando a parlare di influenze potremmo citare Alter Bridge e Three Days Grace. Di industrial vero e proprio abbiamo solo l’ultimo pezzo, “Wasting Of The Dawn“, a mio parere uno dei migliori del disco.

Come avrete capito in “Zero Days” ne sentiamo di tutti i colori, ma tranquilli che non stiamo sentendo un best of di vari artisti, questo trio ha personalità da vendere. I riff di chitarra sono creativi e imprevedibili, le linee solistiche sono tanto melodiche quando “shred”. La sezione ritmica ha vita propria, non segue fedelmente i lick ed ogni elemento della band serve l’arrangiamento globale. Menzione speciale per il cantante (e chitarrista) Tommy Victor: incredibile come faccia suoi tutti quegli stili vocali differenti tra loro (pulito, growl, scream, graffiato) che sentiamo nel disco senza peccare mai.

Concludendo, la durata dei pezzi sta sui tre minuti e mezzo di media, ottima per esprimere il messaggio senza annoiare. Nel complesso il disco è abbastanza lungo ma tiene sempre un livello alto di dinamica e di sorpresa, le tredici canzoni scorrono facilmente ed entrano in testa. Questo “Zero Days” finisce di diritto nella lista dei dischi più belli del 2017.

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