IN MY EMBRACE – Black Waters Deep

by Andrea Rossano

Black Waters Deep” è il primo disco ufficiale per gli In My Embrace. Pur essendo attivi dal 2004 hanno pubblicato il loro primo EP “Dead To Dust Descend nel 2014, quindi ci sono voluti ben 12 anni dal concepimento del gruppo per riuscire a mettere assieme il loro primi disco, questo a causa di pause e vari cambiamenti in formazione.

Di questi 12 anni di ritardo, però, l’album in questione ne risente pesantemente. Partiamo subito col dire che gli In My Embrace sono tecnicamente preparati e ci propongono una miscela di death – black metal melodico vecchia maniera. Ed è proprio questo il problema, il tempismo della proposta che sa di già fin troppo sfruttata, se non consumata.

Il tutto risulta abbastanza omogeneo, forse fin troppo, quasi da sembrare un unica traccia di 36 minuti dove la malinconia nordica regna sovrana. Quindi potremmo dire che i nostri sono sì tecnicamente all’altezza, ma sono anche abbastanza ripetitivi e prolissi. A smuovere un minimo gli animi ci pensano le valanghe sonore di “Into Oblivion – Dead To Dust Descend part II” e il treno black fuori controllo di “Thy Abhorrence“, anche se i rimandi alle tracce precedenti e successive non tarderanno nel farsi sentire (“The Road of Hanging On“, per dire).

Proseguendo nell’ascolto del disco si ha un po’ l’impressione che i pezzi ripropongano costantemente le stesse melodie e armonie di chitarra, pur essendo composte da note apparentemente diverse. Arrivando a “The Next Chapter” questa impressione diventerà sempre più forte, accompagnata da un’imbarazzante e crescente sensazione che la melodia portante ricordi il ritornello di “Ricominciamo” di Pappalardo. Nemmeno il terremoto di “Killing Spree” risulterebbe malaccio, se non fosse per la presenza delle sopracitate tracce molto simili.

In conclusione, gli In My Embrace non hanno problemi di carattere tecnico ma peccano nel diversificare la loro proposta. Anche nei pezzi più riusciti non si può fare a meno di notare la loro palese difficoltà dall’uscire dagli schemi classici del genere. “Black Waters Deep” sarebbe risultato più convincente se avesse avuto la metà delle tracce.

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