MAD HATTER’S DEN – Excelsior

by Manuel Demori

Abbiamo tra le mani il nuovo album dei Mad Hatter’s Den, band finlandese che si ispira principalmente al Heavy Metal classico, come possono essere gli Iron Maiden o i Judas Priest, ma con un suono e delle distorsioni più moderne e pesanti. Se a questo ci aggiungete le tastiere con influenze di musica classica con assoli e tempi un po’ (ma solo un po’) Prog, avete il quadro completo di cosa sono i Mad Hatter’s Den. Questo secondo album uscito dopo il loro debutto del 2013 intitolato Welcome to the Den è prodotto sempre dalla casa discografica finlandese Inverse Records. Gli undici pezzi che compongono Excelsior, sono tutti legati da un filo comune.

Dopo una breve introduzione di tastiera dal tocco molto orientale, si passa alla prima vera canzone del disco, “Break the Chains”, una classica heavy metal senza troppi fronzoli, che si lega molto bene allo stile orientale dell’intro specialmente durante il ritornello e dalla ritmica molto “Powerslave”. L’album continua con “Birds of Pray” molto più moderna con questo intro un po’ Sabaton e “Masters of Hate”, sempre sulla stessa linea guida. “Trail of Fears” è la prima vera curiosità dell’album. Qui l’influenza degli Iron Maiden viene a galla prepotentemente. Tutto il pezzo è un mix ritmico tra una “Transylvania” e una “Moonchild”. Anche il doppio assolo ricorda l’epoca d’oro della Vergine di Ferro e il successivo coretto da live è la ciliegina sulla torta. Con “Trought the Unknown”, ritorniamo a un Power Metal più moderno che ci accompagna a “Guardian Angel”, pezzo lento e melodico dominato dal pianoforte. Arriva il turno di “Hero’s End”, bella song piena di variazioni e Ascension che fa da intro a “The Aftermath” penultima canzone del disco, che a mio parere non ha molto da dire. Excelsior termina con “Not of This World”, che è anche la canzone più lunga del disco con quasi otto minuti di durata. Qui si concentra tutta la polpa dei Mad Hatter’s Dan, tutte le influenze e gli stili da cui trattano l’ispirazione sono poste in questa canzone. Unica nota un po stonata è il finale, troppo banale. “Not of This World” si meritava di più.

Traendo le conclusioni si tratta di un buon disco, con il cantante dotato di una buona estensione vocale e gli strumenti ben amalgamati tra di loro. Notevole l’artwork della copertina e anche la registrazione ben bilanciata. Di sicuro un album da ascoltare questo dei Mad Hatter’s Den, anche se difficilmente entrerà nella mia discografia personale di lunga durata.

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