GHOST SHIP OCTAVIUS – Delirium

by Fernanda Serufilli

In quest’occasione mi trovo ad affrontare il secondo album della band americana Ghost Ship Octavius, un lavoro autoprodotto intitolato “Delirium” e pubblicato il 21 settembre 2018. Già dal loro debutto nel 2015 era chiaro che i GSO fossero una band di spessore destinata a riscuotere successo e quanto fosse particolare la loro musica era già stato ben appurato; per questi due motivi a tratti ho nutrito qualche dubbio sulla reale possibilità di realizzare qualcosa di più incisivo dell’album precedente, ma sono stata animata da un’istintiva fiducia nei loro confronti e posso affermare come questa sia stata totalmente ripagata.

La differenza che maggiormente salta all’orecchio è la maggiore consapevolezza di sé e maturità personale (e dunque anche musicale) dei componenti della band che si evince durante l’ascolto, soprattutto del cantante Adōn Fanion che dimostra di aver compiuto molti passi avanti in questi tre anni. Nel complesso, il sound del primo album risultava essere molto più “sperimentale”, mentre in questo caso sembrano essere giunti “dritti al punto” durante la composizione; tale miglioramento è maggiormente evidente nella voce, la quale appartiene al componente più giovane del gruppo, che sta rapidamente accumulando esperienza. Impossibile non notare la nota di costante struggimento presente in essa; grazie al suo carisma Adōn riesce facilmente a trasmettere le emozioni impresse nei suoi testi, sfruttando con sapienza la sua dote naturale: una voce spesso graffiante, dal timbro inconfondibile, che irrompe con aggressività nelle orecchie dell’ascoltatore ma si adatta molto bene alle frequenti variazioni ritmiche ed atmosferiche dei vari brani.

I GSO sono una band dinamica, che parte da una matrice progressive con marcate contaminazioni melodiche ma assorbe influenze da gran parte del panorama metal e spazia largamente inserendo elementi di vario genere nei propri lavori. Secondo il mio parere, “Delirium” è un’eccellente manifesto di tale tendenza, in quanto in esso sono udibili richiami a tratti Power (come, ad esempio, nel brano Chosen) ed a tratti Folk (nella traccia The Maze).

Ci sarebbe bisogno di fare una menzione particolare ad ogni traccia del disco, ma non sarebbe più speciale; un elemento che accomuna molte tracce è l’intro pacata e classicheggiante, lenta ed a tratti onirica che però lascia quasi immediatamente spazio all’energia dei riff, i quali non si fanno desiderare. In vari punti della composizione la chitarra riprende la linea della voce quasi doppiandola, il che crea un effetto molto particolare e decisamente molto gradevole all’ascolto, soprattutto abbinato ai cori inseriti ad arte. Ogni brano è disseminato di molteplici variazioni ritmiche caratteristiche dello stile compositivo della band, i cui componenti sono decisi a non risparmiarsi; ascoltando questo album alla cieca, sarebbe assolutamente impossibile non riconoscerli. L’energia che questi ragazzi imprimono alla loro musica è palese nel brano “Chosen”, il quale attira l’attenzione proprio per questo motivo; Edge of Time, invece, è il secondo singolo pubblicato e lascia il segno imprimendosi nella memoria soprattutto per il pathos con cui Adōn canta, il cui trasporto emotivo è evidente anche nel video di questa canzone. Un’altra traccia che si fa notare è sicuramente l’ottava, intitolata Far Below, la quale presenta un crescendo trascinante sul ritornello; tuttavia a spiccare più di qualsiasi altra all’interno del disco è proprio la title track, Delirium, che risulta sorprendentemente sferzante all’ascolto con i suoi toni marcatamente oscuri che trasmettono una forte inquietudine. Tale caratteristica resta presente in tutto il lavoro, il quale è interamente permeato da un’atmosfera drammatica che incontra il suo apice nel brano di chiusura Burn This Ladder, il quale possiede un’atmosfera sensibilmente inquietante.

Questo album si è guadagnato il secondo posto nella Top 10 di Aardschock Magazine ed ha ricevuto un ottimo feedback in tutto il mondo, traguardi che ritengo meritatissimi; consiglio veramente a tutti di ascoltare questo disco, non fatevelo scappare per nessun motivo.

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