CROWBAR – The Serpent Only Lies

by Tancredi Cassina

Bene, ci risiamo. I CROWBAR sono tornati e con loro hanno portato un disco pesante e denso come il catrame. “The Serpent Only Lies” è un album enorme sotto qualsiasi punto di vista, un disco coerente per una band come che vanta una discografia di una consistenza esemplare, ennesimo capitolo positivo quindi.

Scendiamo nei dettagli dunque: la band di New Orleans capitanata dal leggendario Kirk Windstein ha messo insieme un disco intuitivo, dopo pochi secondi dall’inizio ci si sente già a casa. Una casa pericolante, malsana e triste, ma pur sempre casa.

Il sound è tipicamente Crowbar ma più rifinito e la produzione è decisamente di alto livello, quasi in controtendenza rispetto il genere che sta tornando verso suoni e soluzioni altamente lo-fi. Suona “tutto di più”, le chitarre più grosse, il basso più presente, la batteria più potente, la voce più costante. Tutto è espresso in maniera ancora più precisa e ottimale, quasi a voler rifiutare il concetto che per suonare sludge serva essere ignoranti e strafottenti nel lavorare. Complice anche la ritrovata forma psicofisica del buon Kirk, tutto è estremamente preciso anche nell’esecuzione, cosa assai piacevole.

Musicalmente parlando, la band ha manentuto il nucleo sludge tipico della loro longeva carriera, assortendolo con delle variazioni Hardcore e alcuni spunti melodoci mai eccessivi o melensi, giusto quella punta di dolce che occorre ad assimilare e apprezzare l’amaro insomma. Kirk non è soprannominato “The Rifflord” per niente, infatti ogni singolo riff che compone questo disco è della stessa instancabile caratura che ha dato origine a capolavori come “Odd Fellows Rest” e NOLA“. Il mood generale è sempre lo stesso: si potrebbe dire che Windstein ha sviluppato un “signature sound” perfino nel modo di suonare il suo strumento, cosa ancora più evidente che nel suo timbro vocale rauco e disperato. Notevole il modo in cui il clima cupo viene stemperato da alcune parti armoniche ed epiche che spezzano l’andamento del disco dando molta dinamica al tutto, come per esempio sul ritornello della title track, che passa da un riff spaccaossa a un coro quasi delicato per gli standard di questi titani dello sludge.

Tirando le somme, il bilancio è ampiamente positivo. Lontano dall’essere un capolavoro assoluto (come il già citato “Odd Fellow Rest”, per dire) questo disco fa la voce grossa e si colloca poco sopra “Symmetry in Black” e sicuramente in linea con “Sever The Wicked Hand“, i precedenti due capitoli della saga dello sconforto marchiata Crowbar.

Line Up: 

Kirk Windstein – guitar, vocals
Matt Brunson – guitar
Tommy Buckley – drums
Todd Strange – bass

www.facebook.com/crowbarmusic

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