BLIND GUARDIAN – Live Beyond The Spheres

by Luca Gazzola

I Blind Guardian sono un gruppo che non ha certo bisongno di presentazioni: in caso contrario è un gruppo power metal tedesco esordito nel lontano 1988 con “Battalions of Fear”, e da quel momento hanno pubblicato la bellezza di 10 album, 4 tra demo e EP, 4 compilation e, prima di questo, 3 live album, l’ultimo risalente al 2010. L’album contiene ventidue canzoni per una lunghezza complessiva di due ore e mezza abbondanti di cui:

  • 3 tratte da Beyond th Red Mirror,
  • 3 da At the Edge of Time,
  • 1 da A Twist in the Mith (Fly),
  • 1 da A Night at the Opera (And Then There was Silence),
  • 3 da Nightfall in Middle-Earth,
  • 4 da Immagination from the Other Side
  • 1 da Somewhere Far Beyond (The Bard’s Song)
  • 3 da Tales from the Twilight World
  • 2 da Follow the Blind
  • 1 da Battalions of Fear (Majesty)

Come si è potuto notare, i Blind Guardian hanno scelto il meglio da tutti gli album pubblicati ed eseguiti nei live del tour europeo del 2015. L’esecuzione è praticamente perfetta e, nonostante sia un live, i suoni sono puliti e mixati in maniera ineccepibile come atteso da una band così navigata. Inoltre, in alcune canzoni si possono percepire cori da stadio con accento nostrano, oltre a qualche parola in italiano pronunciata dal cantante tra una canzone e l’altra.

Tra le canzoni rilevanti:

  • Tanelorn: quinta canzone tratta da “At the Edge of Time”. Introdotta come una canzone per spingere un po’ sull’acceleratore: Kursch nomina l’album di provenienza, poi il titolo e si parte in velocità senza aspettare una risposta dal pubblico che in parte si può comunque sentire. Sei minuti e mezzo potenti e rapidi con pochi rallentamenti, tendenti allo speed metal.
  • And Then There Was Silence: settimo pezzo tratto da “A Night at the Opera”. È il pezzo più lungo dell’intero album e potrebbe riassumerne le caratteristiche: l’unione di più generi quali power, epic e una punta di folk e symphonic, l’alternanza di parti lente e veloci e l’interazione con il pubblico.
  • The Bard’s Song: diciottesima canzone tratta da “Somewhere Far Beyond”. Pezzo d’obbligo nonché lento (come anche The Lord of the Rings) acclamato a gran voce dal pubblico, che ha cantato la maggior parte del testo. Un modo simpatico e gettonato per far riposare la voce un paio di minuti.
  • Wheel of Time: ventesimo pezzo tratto da “At the Edge of Time”. Intro con strumenti folcloristici e ritmiche tipiche egiziane che, oltre a trombe e ai violini, rendono questa traccia improntata sul power con influenze symphonic e epic, ben distinguibile dalle altre canzoni per questo motivo.
  • Majesty: ventunesima canzone tratta da “Battalions of Fear”. Gli ultimi venti secondi della traccia precedente sono riempiti dal pubblico che la richiede a gran voce e nonostante fosse una canzone datata è stata concessa (o forse si sapeva già la scaletta). Un pezzo veloce e potente, sicuramente eseguito a Milano o a Roma come anche il pezzo successivo e Nightfall.

In questo caso non avrebbe senso un confronto con gli album precedenti, semplicemente riflettevo sull’utilità vera e propria di un live album. Da una parte potrebbe essere interessante perché si crea praticamente una compilation ma con i pezzi in versione live, che spesso hanno una marcia in più rispetto alla versione da studio, dall’altro potrebbe esse un modo per i Blind Guardian di prendere tempo in vista del prossimo album. Inoltre, non è stato tratto da un singolo live come si può sentire negli intermezzi tra una canzone e l’altra, il che potrebbe essere considerato non proprio corretto, dall’altro si ha la garanzia che in questa raccolta ci siano le versioni migliori in assoluto secondo coloro che conoscono i pezzi meglio di chiunque altro, ossia i Blind Guardian stessi.

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