5 R V L N 5 – The Black Mark

by Federico Siccardo

Distopico, sinistro, feroce e truce. Il progetto 5 R V L N 5 (pronunciato “Sur-vāl-ens”, sorveglianza) nasce dall’inventiva di Chuck Clybourne, fondatore ed ex chitarrista/cantante della band doom metal Faces Of The Bog, dando vita ad una nuova creatura solista con il primo lavoro “The Black Mark” (a questo link la nostra intervista al mastermind della band). La proposta del progetto di Chicago crea un’atmosfera oscura, perversa e a tratti caotica: un post-industrial elettronico dalle influenze di gruppi come Ministry, Skinny Puppy e Godflesh ma con un’impronta decisamente più ambient e non dalla facile comprensione per chi non ha determinate affinità col genere. Beat tempestosi e parti vocali laceranti guidano il sound per tutta la durata del disco, inducendo ad un vero e proprio caos ipnotico in grado di risucchiare l’ascoltatore in un magma oscuro e turbinoso.

Nonostante la durata del disco sia intorno ai 20 minuti, le tracce danno molto materiale da esplorare. A partire dalla prima “Fallen Angel“, con le sue percussioni tonanti che definiscono da subito l’intento di voler spingere il genere industrial verso nuove direzioni ambient contornata da un buon accompagnamento di synth.
Sintetizzatori che assumono un ruolo più importante nella seconda metà di “Flesh“, primo video disponibile sui canali streaming, accompagnata dalle linee di chitarra tortuose e dove è anche presente la partecipazione di Lara Noël, che grazie alla sua voce avvolge il brano in un aspetto molto più spettrale di quanto ascoltato sino ad ora.

The Coward and the Whore” presenta un’intro che strizza l’occhio al black e che risulta essere un discreto intermezzo per far avanzare l’album in questo viaggio surreale di Clybourne, che con “World of Filth” ci immerge nuovamente in uno scenario aspro, sofferente e turbolento. Ancora una volta l’insieme di scream, beat elettronici e distorsioni descrivono bene il tormento che l’artista vuole esprimere con la sua musica. Innegabile il coinvolgimento della quinta ed ultima traccia “Funeral Song“: più varia, particolare e forse più potente dove Clybourne mette a nudo la propria anima in scream dilanianti tra percussioni inquietanti e synth snervanti.
Termina così un lavoro sicuramente ispirato: l’intero disco è devastante (sta a voi decidere se in positivo o negativo) e grazie al buon lavoro di produzione di Adam Stilson consente a ciascun elemento di poter essere distinto nell’insieme di tutto il caos apparente.

Coloro che hanno una certa familiarità con Skinny Puppy, Godflesh o Nine Inch Nails troveranno interessante la proposta dei 5 R V L N 5 in questo “The Black Mark”, opera che sicuramente non è di facile intrattenimento per chi invece è abituato a sonorità più melodiche e “solari”.
Un inizio di progetto indubbiamente non da ignorare, c’è ancora molto da esplorare in quel mondo oscuro e contorto targato 5 R V L N 5.

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