I SikTh, ovvero seguire un sentiero arduo per una lunga carriera

by Metalpit.it Staff

I SikTh sono un prodotto made in Britain molto poco ortodosso dato da pionieri del djent/prog/mathcore (genere nel quale in verità nemmeno rientrano, tanto poliedrici ed inetichettabili sono. Perché fanno un po’ quello che gli pare, questi SikTh).
La band iniziò a definirsi verso fine 1999 e stabilizzò la formazione nel marzo 2000.
Ufficialmente attivi con EP dal 2002 ed il primo studio album nel 2003, hanno interrotto le releases nel 2006, anno in cui iniziarono a sfaldarsi sino all’effettiva uscita dei cantanti dalla band e conseguente divisione dei componenti al termine del tour UK nel luglio 2007.
Nel giugno 2014 la reunion al Download Festival li ha poi portati a rimettere insieme le stringhe dei SikTh e tornare sia a produrre che a calcare la scena live sia accompagnando grandi band che come headliners.
Per la prima volta in tour europeo con i Trivium, abbiamo avuto l’occasione di farci una bella chiacchierata con loro lunedì 13 marzo ai Magazzini Generali di Milano (giusto giusto al live il cui report e photo report trovate qui).


[wptab name=ITA]  Eccovi l’intervista che il batterista Dan Foord ed il bassista James Leach ci hanno concesso!

Innanzitutto ciao ragazzi! Io sono Lisa e sono qui con voi per Metalpit.

Dan/James –Ciao!

…e se nessuno ve lo ha ancora detto, benvenuti in Italia! Spero vi godiate le…non so, diciotto ore che passerete qui?

D/J –Grazie mille!
D – Sì beh, qui si sta molto bene, è stata una bella giornata ed è il posto più caldo che abbiamo visitato ad oggi.

Ah, bene! Vi voglio ringraziare, innanzitutto, per questa finestra del vostro tempo che ci dedicate.

J- Nessun problema!

(Poracci, non sapevano che davanti a loro si dipanavano ben 40 minuti di intervista ed una buona oretta di chiacchiera molesta)

Partiamo dal momento attuale: ora siete in tour, in questo intenso e stressante periodo fatto di tour, con il nuovo assetto della band, manager, etichetta, lo stop decennale e tutto il resto. Come sta andando?

D- A tutti gli effetti sono stati sette, gli anni di stop dai concerti live ma più di dieci fra una release e l’altra.
Questo è effettivamente tempo di grandi cambiamenti, abbiamo un nuovo manager, un nuovo cantante (Justin non poteva venire in tour, non se la sentiva) ed abbiamo letteralmente appena finito il nuovo album, ho messo giù le ultime registrazioni in Germania.

Perfetto, ottime notizie! Questa full immersion nei tour e nel contatto diretto con i fan vi ha caricato? Vi ha dato più serenità, magari? Soprattutto per quanto riguarda il comporre.

J –Certamente! Quando nel 2014 ci siamo ritrovati era semplicemente una riunione. Non sapevamo dove avrebbe portato e dove saremmo andati dopo quel tour. Penso che la risposta dei fan ai live ci ha spinti a pensare che forse non doveva essere solo una riunione, forse non ci saremmo dovuti limitare a quello ma a riprendere la band sul serio.

Beh, se funziona è la cosa giusta da fare, se vi rende felici e vi piace quello che fate.

D –Sì, poi ci piace ed è per noi tutto nuovo, siccome non abbiamo mai fatto un vero e proprio tour Europeo bensì solo delle date.

A proposito dell’ultimo album uscito: con Opacities vi abbiamo visti e sentiti in ottima forma. È stato creato dopo un lungo periodo di stop ma è stato come se non ve ne foste mai andati.
È stato difficile metterlo insieme, dar vita a qualcosa di così poliedrico o tutto è fluito in maniera naturale?

J –Possiamo dire che è stato abbastanza difficoltoso

D –Sì, è stato abbastanza difficile. Per ogni membro della band è differente, ovvio, magari per noi che siamo rimasti in contatto è stato diverso, ma riprendere gli strumenti effettivamente dopo tanto è sempre impegnativo.

J –Ovviamente far musica e suonare efficacemente e bene la strumentazione può essere difficile e devi necessariamente tenerti in forma. Quando siamo risaliti sul palco ero nervoso, pensavo a cosa sarebbe accaduto se avessimo deluso i fan. Sarebbe orribile suonare al di sotto delle loro aspettative, per me varrebbe la stessa cosa se dopo tanto tempo vedessi una band che seguivo risalire sullo stage e suonare ad un livello forse anche inferiore al passato.

D –Durante gli svariati tour e le collaborazioni abbiamo effettivamente visto che le cose per noi giravano, che funzionavamo e siamo stati sopraffatti dalla passione dei fan, dal loro entusiasmo. È stato tutto inaspettato e ci ha molto incoraggiati.

Parlando dell’album in uscita a maggio: cosa ci possiamo aspettare? Atmosfere oniriche, alle volte da manicomio, molto groove o qualcosa più prog? Potete darci indicazioni?

D –Un po’ di tutto, in verità! Ci sono diversi elementi dai lavori precedenti.

J –Le atmosfere che ci sono piaciute negli altri album, riff violenti

D – …e più prog dei vecchi lavori, sì

J –Abbiamo provato a combinare parecchie cose che ci piacevano dagli altri album dando loro comunque una nuova luce, un nuovo look senza replicare nulla e soprattutto senza suonare come quando eravamo ventunenni. Dare a tutto un nuovo taglio.

D –Speriamo davvero che questo possa essere il nostro miglior album ad oggi, così vedremo se saremo in grado di dare altro. Siccome i fan hanno risposto molto bene ad Opacities abbiamo una bona sensazione e speriamo che accadrà la stessa cos con questo.

Ha funzionato alla grande ed è stato un album pieno di grinta e potenza. Spero davvero per voi che vada bene!
Dunque, so che Mikee si basa fondamentalmente sulle sue esperienze di vita, quello che vede nelle persone che ha attorno. Vale per tutti? Traete ispirazione da qualche parte?

D –Beh, Mikee compone tutti i testi, perciò questa è cosa sua

L –Immagino sia differente per ogni membro della band, ovvio

D –Sì, come metti te stesso nella tua musica non è così scontato quando suoni uno strumento, ma immagino che tutto di come scriviamo e suoniamo abbia a che fare con la nostra personalità che si imprime direttamente nella musica. Non voglio certo suonare pretenzioso ma credo che dica parecchio di noi. Dell’artista. Provi ad esprimerti suonando e rendendo la cosa in modo tale da far sì che per l’ascoltatore significhi qualcosa, in modo che possano rivedervisi.

J –Il mio modo di approcciare al mio strumento, come io suono il basso e provo a comunicare utilizzando diverse tecniche e stili, fa tutto parte del riflesso di come mi sento e sentivo. Ora che sono più grande ed ho più esperienza posso utilizzare il tutto per dare, si spera, di più.

Avete un modo specifico e collaudato per comporre? Per come mettete insieme il tutto?
Oppure seguite semplicemente l’istinto e vi passate le idee?

D –È tutto molto più che esser nella stessa stanza e suonare insieme. Facciamo certamente i nostri riff in maniera singola con lo scopo però di svilupparli insieme.
J –Ovviamente, perché ognuno scrive e compone a suo modo. Per esempio, se Dan scrive la sua parte di chitarra, io faccio la mia di basso …sarà solo una parte. Piccole porzioni del tutto. Per fortuna ora abbiamo pc e programmi che rendono tutto più veloce. Come band ci piacerebbe tornare a sonare tutti insieme anche per quanto riguarda la composizione…

D – …è la parte più divertente. Ci vuole più tempo ma è anche più bella-

J –Anche perché quando jammi, tutto semplicemente accade.

Immagino permetta di stringere anche legami più forti.  Voi avete a tutti gli effetti steso le fondamenta e seminato il terreno per qualcosa che poi band più giovani hanno sfruttato magari per via di un pubblico maggiore in paragone a com’era ai tempi del vostro debutto. Avete comunque lasciato un’impronta netta, siete considerabili pionieri. Pensate di aver ricevuto meno di quanto meritato?

D –Questa è una domanda che ci è stata fatta spesso, a tutti gli effetti. Personalmente credo che è perché adesso più persone suonano questo genere di musica è il motivo per cui abbiamo avuto l’opportunità di tornare. Non abbiamo alcun tipo di risentimento per nessuno.

J –Siamo ancora nel processo di guadagnarci quello che meritiamo. Personalmente non mi piace guardarmi indietro in maniera negativa. Tutto accade per una ragione, anche il nostro dividerci e poi tornare insieme. Puoi scegliere di vedere la parte positiva degli eventi.

D –Sì, e se c’è qualcuno che ha preso influenze dalla nostra musica, da noi, beh questa è una cosa positiva! Sono state le band che suonavano questo genere a mantenerlo in vita.

Com’è stato per voi emergere e conquistare la vostra attuale vetta? Farvi ascoltare? Vedete differenze sostanziali, ora, con queste novità che avete a disposizione?

D –Era abbastanza facile, a dirla tutta, nei primi periodi

J –Ai tempi tutto è arrivato abbastanza in fretta per via della live band, del casino che facevamo… era qualcosa di eccitante. C’erano anche poche band. Credo che le persone ci abbiano fraintesi, all’inizio, non capivano cosa fosse una band prog e  ci hanno confusi con qualcosa di caotico come lo erano i primi Slipknot, con quel tipo di sound.

D –Eravamo in effetti una cosa di quel genere!

J –Sì, era qualcosa di quel tipo. E non era nemmeno difficile riuscire a fare delle release. Credo che un poco dopo, verso il secondo album o giù di lì, le cose si sono rese più complesse perché abbiamo iniziato a definire il nostro sound ed è diventato più orientato sul progressive. Ai tempi le persone non vedevano e non capivano cosa volevamo fare e dove volevamo andare, perciò ovviamente non necessariamente volevano investire in qualcosa che non conoscevano o capivano. Ovviamente ora la scena è più grande e tutti colgono immediatamente cosa facciamo.

D –Ora la gente sa cos’è il prog ed è per questo che abbiamo potuto tornare ed avere comunque rilevanza. Ora anche noi siamo più consci e coscienti per cercare di evitare di fare gli stessi errori di una volta, come non fare tours in USA ed Europa. Ma ora eccoci qui! Con il tour bus e tutto.

Dal vostro primo demo, poi EP, poi album siete molto cresciuti come artisti ed avete acquisito molte esperienze individuali e come band. Vi sentite gli stessi degli albori benché con maturata esperienza od esseri totalmente diversi? Vi riconoscete nei voi stessi del passato o rifareste tutto daccapo in maniera differente?

D –Alle volte credo che non sarei la persona che mi ritrovo ad essere oggi, se mi metto ad analizzare che non avrei dovuto fare questo o quello…

J –Anch’io, per me vale la stessa cosa: sono la persona di oggi grazie agli errori e le esperienze che ho fatto. Sono decisamente un altro, non riesco nemmeno a ricordare cosa passasse per la mia testa quando avevo ventun’anni quando abbiamo fondato la band. Mi sembra quasi fosse tutto un sogno ad occhi aperti per la maggior parte del tempo ed io me ne andavo in giro a…fissare le cose, roba così

(ridono ed io me lo immagino sul serio andare in giro fatto come una mina)

Dareste al vostro io giovane un buon consiglio o lo lascereste fare tutto per come è andata?

J –Lo lascerei fare, lasciandolo andare a divertirsi. Ti serve fare errori per imparare. Quello che so, le esperienze che ho, le ho guadagnate sbagliando. Anche se ai tempi i miei genitori mi avessero detto cosa fare e cosa no, probabilmente non li avrei ascoltati comunque. Devi capirlo da te.

Abbiamo tutti bisogno di sbatterci la testa…
Opacities è un album particolare, se devo dirvela tutta il mio preferito. Avete come sempre fatto scelte peculiari ed è reso ancora più singolare dalla presenza di pezzi che oscillano tra il poetico e l’onirico, come “Tokyo Lights” and “Days Are Dreamed”, brani che in mio parere rivoluzionano tutto il contenuto ampliandolo dall’atmosfera più sognante a quello che viene trasmesso all’ascolto. Cosa c’è dietro alla scelta di associare qualcosa di così contrastante?

D –Per quanto riguarda “Tokyo Lights”, a Mikee piace molto quella parte di parlato, quindi diciamo che era una cosa abbastanza aspettata. Ma “Days are Dreamed” è stata fatta in studio, abbiamo iniziato a jammare e tutto è arrivato da solo. Ecco perché suona in maniera differente, lo è. Credo che comunque nel contesto funzioni, ho una buona sensazione su questo lavoro.

In una delle passate interviste che ho visto online, dite che “Under the Weeping Moon” era già pronta nel cassetto prima della divisione della band nel 2008. A livello musicale è piuttosto incalzante, spicca dal resto dell’album ma al contempo vi si sposa perfettamente. L’avete riadattata al contesto una volta ripresa in mano o è stato il contrario per non toccare un brano che già aveva forma?

D –Non era proprio tutta la canzone, avevamo intro ed outro ed i cori, ma le sezioni di mezzo ed i versi non erano pronti, ora è differente. C’è di più in una canzone. Non sapevamo ancora dove saremmo andati con quel lavoro.

J –Ci sono alcune parti, alcuni riff che ho continuato ad ascoltare ed ancora mi piacciono. Ovviamente quando torni a suonare vuoi solo creare nuovo materiale ma, se qualcosa che già avevi fatto ha un certo valore, non vi sono ragioni per non utilizzarlo.

Opacities segue in un certo senso la linea di Death of Dead Day, è uscito così come ve lo aspettavate e lo volevate od è stata una creatura inaspettata?

D -Credo che la maggior parte dei pezzi siano usciti come li volevamo. Non viene e mai verrà fuori esattamente come te lo aspettavi.

J –Siamo sei persone e tutti hanno la propria idea. Quando termini una registrazione siamo, se tutto va bene, soddisfatti al 70 %

L –SETTANTA?

J –Ma sì, è un buon compromesso per tutti e funziona

D –Tutti noi che combiniamo il sound insieme e non con una singola testa, ci fornisce l’opportunità di creare una cosa unica, cosa che sarebbe impossibile per una singola persona.

L –E questo settanta % vi soddisfa?

D –Beh, sì. Perché certe volte c’è quella canzone che avresti fatto e voluto diversamente, ce n’è un’altra che viene fuori molto meglio di come te l’eri aspettata.

J –Sì, il lavoro completo funziona meglio anche se suona diversamente da come lo avevi in testa. Ma questo è perché prima non era nulla di materiale.

Concludo dunque con la mia domanda stupida e con la quale avrei voluto esordire ma sono davvero curiosa: voi siete una band molto caratteristica, richiedete il giusto tempo di ascolto per essere apprezzati appieno e potete non piacere anche se universalmente vi si rispetta per la vostra spiccata individualità artistica, tecnica e creativa assolutamente univoche. Possiamo tranquillamente dire che avete un genere tutto vostro, non siete etichettabili. I Sikth fanno i Sikth. Punto e basta.
Come strutturate tutto, dai testi alle voci agli strumenti, i ritmi intricati ed incalzanti che create sono frutto di una scelta netta e studiata od è semplicemente il vostro modo di essere? In parole povere: non è facile chiedere a qualcuno perché sceglie d’essere se stesso, ma considerato il fatto che ormai se non piaci al primo impatto e magari alla prima o seconda canzone ascoltata vieni scartato, come hanno fatto i Sikth a scegliere e mantenere la rischiosa strada d’essere i Sikth?

J –È abbastanza difficile ascoltarci per qualcuno che non ha mai sentito il genere, le persone potrebbero reagire anche pensando “…ma che ca..?”. Ovviamente potrebbe essere una scelta più facile scrivere musica più semplice da ascoltare e capire. Ma allo stesso tempo se tu alla fine della canzone puoi cantarne il ritornello…la conosci già. E va bene, ma non riesco ad immaginare la gente ascoltare quella canzone fra 15 o 20 anni perché al primo ascolto ne hanno già tratto tutto ciò che potevano. Quindi immagino che la nostra idea sia riassumibile nel concetto che se metti molti dettagli in una canzone questi le daranno più longevità e le persone la ascolteranno più a lungo poiché sarà ancora interessante. Credo che sia preferibile una carriera lunga ad una carriera fulgida ed immediata. Puoi raggiungere la vetta massima velocemente ma per un breve periodo, per poi trovarti a vedere la tua carriera terminare quando quel periodo finisce.

D –Credo che essere particolari e peculiari sia come un gioco. Seguire un percorso che ti regala immediatamente il top non è qualcosa che vogliamo. Presumo che ciò che desideriamo trasmettere sia che è giusto esser se stessi, esprimersi per come ci si sente e per come si è. Per come ha senso per te, anche se per tutti gli altri non ne ha. Come risultato, se anche solo una persona potrà immedesimarsi, per noi sarebbe comunque qualcosa di speciale perché si identificherà in qualcosa che per noi è molto personale.
Siamo sempre nel dubbio: al nostro pubblico piacerà o non avrà nessun senso? La musica rappresenta come sei dentro, come siamo noi come persone.
Quando riescono a rivedersi in noi, nella nostra musica, è una bella sensazione.

J –Credo che probabilmente tutti noi ci siamo sempre sentiti come… non dico outsiders, emarginati… ma come qualcuno che non è mai rientrato in nessuno standard, non si è mai adeguato praticamente a niente. Ed è una cosa positiva trovare un ambiente in cui essere se stessi, soprattutto in una cosa particolare come un gruppo di persone.

L –Sei custom made, fatto su misura per te stesso. Non c’è bisogno di adattarsi a qualcosa

(ridono)

J/D –Esattamente!

Perfetto ragazzi, abbiamo finito! Grazie mille per il tempo che ci avete dedicato ed in bocca al lupo per tutto!

J/D –Grazie a voi!

 

Qui sotto il lyric video di “No Wishbones”, primo singolo che hanno rilasciato in vista dell’omonimo nuovo studio album in uscita il 26 maggio prossimo.

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First of all hello guys, I’m Lisa from Metalpit

Dan Foord/James Leach- Hello – Hello

…and if nobody has already told you, welcome to Italy!

D/J- Thank you very much!

Hope you’ll enjoy these…how many, 18 hours here?

Dan- Well it’s very nice here, this is the warmest place we’ve been to until today, so…it’s cool!

Oh, good! I really want to thank you for this window of your time you are giving us of Metalpit

J- No problem!

Let’s start from the actual moment, right now you are in tour in this stressful period for you, the long stop of ten years, in this time of big changes for the band (manager, etiquette, members…)

Dan- They actually were seven years of stop from the gigs but over ten years between releases
This is actually a time of big changes, we have got a new manager, a new singer (because our last singer, Justin, couldn’t manage to come to the tour) and we literally finished our records while we were in tour, I actually tracked the drums in Germany so we are almost done now!
Oh wow! Nice news! Did this full immersion in tour and being in a close contact with fans have loaded you, giving you more inspiration ad maybe serenity in order to composing?

J- Obviously! When we got back in 2014 it was simply a reunion, we didn’t know what we were going to do passed that tour. And I think the response of the fans at the live concerts we did made us think “Maybe this shouldn’t be just a reunion, maybe we should start the band seriously again and go on with a new record”.
Well, yes if it works it’s the right thing to do, if it makes you happy and you enjoy it and everything else.

Dan- Yes, we do like it and this is all new for us, since we did some EU shows but never a full EU tour.

Speaking of the past album: with Opacities we saw you in a really good shape, it was created after a long time of stop and it felt like you never left. Was it difficult to put things together, to gave birth to such a polyedric creature or did everything flow naturally for you guys?

J- We can say it was quite difficult

Dan- Yea it was kind of difficult, I mean it’s probably different for every band member. Maybe for us was perhaps easier than it could have been for others, since we kept playing together

J- Obviously to make music and playing the instrumentation can be quite hard to play so you need to keep in shape. You need to be fit. I was nervous when we were back on the stage and I wondered what if fans are disappointed. It would be horrible if we play under their expectations because it would be the same thing to me if a band I used to listen to come back and sounds nothing better than the old ones.

Dan- During those various tours and collaborations we saw things were working for us, we were overwhelmed by the passion of the fans, their enthusiasm was unexpected and gave us a lot of encouragement.
Speaking of the new studio album coming in may: what can we expect? Oniric atmospheres, sometimes asylum like, a lot of groove or something more prog? Can you give us some indications?

Dan- A little bit of everything! It’s kind of lots of elements from previous things.

J- The atmospheric stuff we liked in the past albums, heavy riffing

Dan- …and more prog than the previous albums

J- We tried to combine lots of stuff we liked from previous albums and works we have done before but giving them a new light, a new look without replicating and sound like we did when we were 21 y old. So this will be a fresh cut, everything is brand new

Dan- We hope this will really be our best record so we can see if we are able to make another one.
Since fans responded were really well to Opacities, we have a good feeling the will respond well to this one too.

Well, it actually sounded good and powerful, so I really hope for you this new one will go well too!
I know Mikee written works are essentially based on his life experiences, what he sees and live and people around. Is this valid for all of you and your work? Does your inspiration comes from someone?

Dan- Uhm yea, he does all the lyrics so it’s totally his thing.

L- I guess it’s different for every member

Dan- yep, how you put yourself into your music isn’t so obvious when you play an instrument, but I guess everything about the way we write and play music has to do with our personality which straight imprints onto our music. I don’t want to sound pretentious but I think that it tells a lot about us. About the artist. You try to express yourself playing and make it like it means something to the listener, something people can relate to as well.

J- My way of approaching the instrument, the way I play the bass, how I try to communicate  using different things and playing styles it’all part of the reflection of how I was feeling then. And now that I am older I can use all those experiences and influences to hopefully give even more.

L- Have you got some specific and tested method for the composition of your musical pieces? How does and put them together? Or you just follow your guts and present one to another your ideas?

Dan- It’all more than just being in the same room and play together, we actually compose our riffs and present each other the ideas and develop it together.

J- Obviously, because people write in different ways. For example, Dan writes his guitar part and comes up with it, I write the bass part but it will be just the bass part. Small parts of the whole. Fortunately we now have got computers and programs and everything is quicker. As a band we want to come back to more live playing when it comes to composition…

Dan -Yeah it’s the funniest way of composition. It takes a longer time but it’s also more fun

J -Even because when you jam things simply happen.
I guess it even bonds you more.
You have actually seeded the ground and layed the foundations for something younger bands took advantage of mostly because of a bigger public compared to how was it, back then at the time of your debut. You have anyway left a clear and sharp footprint, you are pioneers. Do you think you have actually collected, earned less than you deserved?

Dan-  This is actually a question we’ve been already asked before, I personally feel that because now more people play this kind of music compared to back then before our split, is the reason we had the opportunity of coming back. So we don’t feel any resentment for anyone.

J- We still are in the process of gaining what we deserved. I personally don’t like to look back in a negative way. Things happen for a reason, like our split up for a while and getting back together. You can choose to pick up positive parts of events.

Dan-yea and if there’s people taking influence from our music, from us, well this is a good thing! Other bands playing the same kind of music kept the sound alive.

How was it then, for you, to emerge and conquer your actual summit? To make people actually listen to you? Do you see a substantial difference, now, with all this news and rearrangements?

Dan- It was easy actually, in the early days

J-  At the time everything came quickly, because of the live band, the noise …it was something exciting. Also, there wasn’t too many bands out there, on that time.
I think, perhaps people mistook us and didn’t realize it was a progressive band. They maybe just thought it was a chaotic band, more like an early Slipknot with that chaotic sound

Dan- well, it was more like that!

J- Yea it was a bit like that. And it wasn’t that complicated to get a record released. I think slightly later, on the second album, that’s where it became difficult because we really started to define the sound and it become more progressive. Back then people just did not see where we were going so they maybe didn’t want to necessarily to invest in something they didn’t understand. Obviously, now, there’s more scene of these bands people get it immediately.

Dan- People now are aware of what prog is and that’s why we had the possibility of coming back and still being relevant. In these days we are conscious too and we can avoid making the same mistake we made back in the days…like not going in tour in EU and America. But here we are! With the tour bus and everything.

Since your first demo, then EP, then Album you’ve really grown and gained experience as a band an as individual artists. Do you feel the same persons of the outset, of the beginnings even if more mature or totally different human beings and artists? Do you recognize in those younger yourselves or would you make everything differently from the top?

Dan- Sometimes I think I wouldn’t be the person I am now if I analyze I shouldn’t have done this, shouldn’t have done that…

J-Me too, for me is the same: I am the person I am now because of the mistakes I’ve made. I am definitely a different person, I cannot even remember what was going trough my mind when I was 21 and we started the band. I feel like it was a daydream most of the time and I was like…staring at stuff and things like that…
(laughs)

Would you give your younger self a nice advice or let him do everything like it actually went?

J- I would just like let it flow, just go and have fun. You actually need to make mistakes and learn a lesson from that. So what I know now, the experience I have now, I gained it. You know, even if my parents had told me things I should and should not do, I wouldn’t have listened anyway. You have got to figure it out by yourself.

Everyone’s need to band the head against the wall.
Opacities is a singular album, and if I have to tell all the truth… my favorite one. As always you’ve done peculiar and wild choices and made it all even more unique by the presence of pieces between the poetry and the dream like (I’m referring to “Tokyo Lights” and “Days Are Dreamed”). In my opinion they shake up all the content, expanding its aura. What’s behind the choice of such a contrasting arrangement?

Dan- For “Tokyo Lights”, Mikee really likes that spoken part and it was kind of expected. But “Days are Dreamed” was actually made in the studio, we started jammin’ and it came out a lot of stuff and it worked. That’s why it sounds completely different. I think it works well now, with the rest of the album. I have a good feeling about this work.
In one of the interviews you said that “Under the Weeping Moon” was already set in the drawer, before the split in 2008 and all. On an musical level it has a fast pace, it stands out but it also goes perfectly with the rest of the album. Did you rearranged it and rehearsed to the context of the album once picked it up again or other pieces took form around it to avoid touching a piece which already had a shape?

Dan- It wasn’t a whole song, we had intro and outro and chorus, but mid sections and verses are different, there’s more in a song, new things and ideas  We didn’t already know where to go with that.

J- There are some parts and riffs I kept listening to and still like them. Obviously when you come back you just want to create new stuff but if something you altready did is valuable, there’s no reason to not use it.

Opacities follows somehow a similar path set up by Death Of a Dead Day, did it came out as you wanted and expected it to be?

Dan- I think for the most parts it came out how we wanted it. It never ever comes out exactly how you imagined it

J- We are six people and everyone has his own idea. When you finish the record and everyone is hopefully probably satisfied, we got a 70 % of how everyone wanted it to be

L- SEVENTY?

J- Yea, it’s a compromise for everyone! And it works.

Dan- All of us combining the sound and not making the whole thing with just one head, it gives us the opportunity of creating a unique new thing, which would be impossible for a single person.

L- Does this 70% satisfies you?

Dan- Well, yes, because even if sometimes there’s a song you would have done and want differently, there’s another one which comes out in a really better way of how you imagined it to be.

J- Yes, the whole thing works better, it sound different of how you imagined it even because it was prerecorded stuff.

Let’s end with the question I wanted to ask from the beginning, I’m really curious: you are a characteristic and peculiar band, your music needs attention from the listener to be totally appreciated. People may like or dislike you but Sikth are universally respected for the distinctive univocal sound and approach to music. Therefore, you cannot be labeled. Sikth just play Sikth. Point.  …is this an intentional choice or just your way of being? In simple terms: it’s not easy to ask someone why and how they choose to be themselves…but considering how nowadays these things go, the pure fact that if they don’t like you at the first impact you’re discarded… how did Sikth choose and maintain the risky and venturesome path of being…Sikth?

 

J- It’s quite tough to listen to us for someone who have never heard this genre, and maybe people can be like….WTF? It obviously might be an easy choice to write easier and simpler music, easy to understand and to listen to. But at the same time if you at the end of the song you can sing the chorus…you already know that. And that’s fine but I can’t imagine people listening to that song in 15 or 20 years because they got everything they could get from that song in one lesson.
So I guess our idea is, if you put a lot of details into a song this gives it much more longevity, people will listen to it for a lot longer and there’s will still be interest. I think we would rather have  long career than a refulgent one. You can reach the summit in a short time and in a short period, when that period ends even your career ends.

Dan- I suppose it’s kind of a gamble to be typical or peculiar. Follow a path that gives you immediately the top isn’t something we would do. I suppose our message is to be yourself, express yourself in your own way and how you feel. How it makes sense for you even if it doesn’t make sense for everyone else. As a result, if one people relate to it, it’s a special thing because they relate to something is quite of personal to us.
We are always in doubt, people will like this or will it be nonsense? Music is the representation of yourself. It represents us as people. And when they can relate to it, it’s a nice feeling.

J – I think we’ve always felt like…not outsiders but people who never really fit in anything.
And it’s a positive thing to be able to be yourself in a certain context, especially in a thing like a group.

L- We are custom-made, no need to fit somewhere.

J/D –(laughs) Yea, exactly!
Ok guys, we’re done! Thank you very much for this time you gave us and good luck for everything!

J/D -Thank you!

 

Here the lyric video of “No Wishbones”, the first single they released for the omonimous incoming studio album (May,26 2017)

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