TAAK – Supersargasso

by Giuseppe Piscopo

Nati nel 2005 da una costola dei Dawn of Gehenna (di cui esistono soltanto tre demo), gli estoni Taak giungono con “Supersargasso” al loro quarto full length, pubblicato ad aprile 2016. La proposta è fondamentalmente la stessa della band d’origine, ovvero un doom/rock di stampo piuttosto classico e lineare ma con testi in lingua madre.

Il titolo dell’opera allude all’ipotetica dimensione in cui andrebbe a finire ciò che scompare senza spiegazione (il collegamento immediato è con il Mar dei Sargassi, adiacente guarda caso al celebre Triangolo delle Bermuda). È intuibile quindi come le tematiche del disco vertano sulla fantascienza, nonostante ostacoli linguistici non ci permettano di verificarlo in maniera certa. Le nove composizioni del quintetto di Tallinn sono solide e, tranne in qualche caso sporadico, viaggiano su binari ben collaudati e piuttosto “sicuri” fatti da riff ciccioni di Urmas Jõgi che si susseguono per tutti i 50 minuti di durata, spesso e volentieri affiancati da tappeti di tastiere vintage (queste ad opera di Kristjan Virma). La voce di Mart Kalvet è evocativa quanto basta, ma per qualche motivo non convince mai pienamente il sottoscritto e risulta essere per così dire distaccata dal resto della composizione con linee vocali troppo simili a sé stesse che contribuiscono a quello che è probabilmente il difetto maggiore dell’album, ovvero la fin troppa omogeneità delle tracce: il genere di suo non si presta particolarmente all’originalità, ma in questo caso specifico si fatica a distinguere i brani se non dopo molti (troppi) ascolti. Dal punto di vista esecutivo, tuttavia, c’è poco o nulla da criticare e di certo non mancano gli episodi positivi, più concentrati nella seconda metà del disco: esempi validi potrebbero essere “Mu Hambaid Kuulatakse Pealt“, con un intro parlato tratto dalla versione cinematografica di “1984”, e la rockeggiante “Eesti Sült Ja Eesti Muda“, non particolarmente esaltante ma che quanto meno mostra un breve accenno di varietà rispetto al resto.

A conti fatti, questo “Supersargasso” non è un brutto disco, anzi, e la sufficienza piena se la merita e anche qualcosa in più se apprezzate particolarmente il genere. Purtroppo, per il sottoscritto, è stato difficile ascoltare il tutto da cima a fondo senza interrompere di tanto in tanto o dare un’occhiata al timer e la noia ha fatto capolino fin troppo spesso per invogliarmi a premere play nuovamente nell’immediato futuro.

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